Angeli per forza e protezione incivile
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Questo piccolo mondo assassino
E' puntato sull'innocente
Gli toglie il pane di bocca
E dà la sua casa alle fiamme
Gli prende le vesti e le scarpe
Gli prende il tempo e i figli
Questo piccolo mondo assassino
Confonde i morti con i vivi
Assolve il fango, grazia i traditori
La parola trasforma in rumore
Grazie mezzanotte dodici fucili
All'innocente rendono la pace
E tocca sempre alle folle
Sotterrare quella sua carne
Sanguinosa e il suo cielo nero
E tocca alle folle comprendere
Quanto debole è chi assassina.
PAUL ELUARD
***
Li ha uccisi un terremoto di 6 secondi...o la nostra " protezione incivile"???
Riempire pagine virtuose o schermi virtuali di considerazioni commosse o adirate e tardive sulle tragedie che ci colpiscono di ora in ora è illegittimo e strabico quando davanti ai nostri occhi vengono ricomposti i corpicini straziati di 26 bambini che si erano affidati a NOI...
A NOI spetta , allora, SOLO di rileggere , in silenzio, i capitoli delle nostre inadempienze.
nadia scardeoni
...................Si, la scuola l'hanno ristrutturata, ma hanno sbagliato tutto. Hanno fatto i solai di cemento e con lo stesso materiale hanno rinforzato il tetto. E proprio il solaio ed il tetto sono crollati sulle strutture più leggere fatte di foratini», hanno denunciato alcuni vigili del fuoco, tra i protagonisti della drammatica corsa contro il tempo per salvare i bambini e le loro insegnanti da sotto le macerie..................
*****
......."Questi lavori scientifici - cerca una risposta l'ingegnere - hanno poi bisogno del cemento di una norma, di un regolamento, di una legge. Che ad oggi, risulta non esserci stato".......
from
http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/dario_slejko.htm
allegati
http://www.radio.rai.it/radio1/laradioneparla/archivio_2005/audio/laradioneparla2005_01_12.ram
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=152
http://emidius.mi.ingv.it/GNDT/P512/UR_contributi.html
http://emidius.mi.ingv.it/GNDT/GdL514/Presentazione.html
Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti
Gli Angeli di San Giuliano
La tragedia del crollo della scuola in Molise
È il 31 ottobre 2002, un terremoto dell’8° grado della scala Mercalli squassa il Molise. La zona più colpita è San Giuliano di Puglia, uno dei 136 comuni della regione, 1.210 abitanti, a 60 km da Campobasso. Qui a San Giuliano, crolla solo un edificio: la scuola. L'istituto “Francesco Jovine”.
Sotto le macerie, restano intrappolati 56 bambini, 4 maestre e 2 bidelle. Una tragedia, che rimane tuttora un caso giudiziario aperto. Il bilancio definitivo delle vittime è tragico: 27 bambini e una maestra. Poi i 35 feriti, molti dei quali, con lesioni permanenti.
Dopo il dramma della scuola, i genitori di quei bambini hanno formato il “Comitato delle vittime di San Giuliano di Puglia”. L’obiettivo di questo Comitato è la verità su quanto è davvero accaduto durante il terremoto dell’ottobre 2002 e sulle eventuali resposabilità. Dopo tre anni di indagini, il 17 ottobre 2005 il Giudice per le Udienze Preliminari ha rinviato a giudizio 6 dei 9 indagati. Il processo di primo grado si è aperto venerdì 3 marzo 2006.
Ma per ricostruire i fatti dobbiamo ripartire proprio da quelle ore terribili del terremoto. Sono le 11 e 32 di giovedì, 31 ottobre 2002, la scossa demolisce la scuola. Dalle macerie si alzano urla, lamenti, richieste disperate di aiuto, tutto il paese accorre. Tra i due solai crollati, si è formata una sorta di camera d’aria, che ha permesso, ad alcune delle persone presenti nell'edificio, di riuscire a salvarsi. Dunque scavare subito è questione di vita o di morte. Si scava anche con le mani.
In quelle terribili ore, dunque, San Giuliano di Puglia sembra davvero il centro del mondo, con le televisioni italiane e straniere che si precipitano in Molise e danno conto in diretta della tragedia che si sta svolgendo. Ma dietro quel circo mediatico, intanto, si consuma il dramma dei genitori di quei bambini intrappolati sotto le macerie della scuola. Dalle 11 e 32 di quel giovedì mattina, a San Giuliano, non si smette di cercare, i parenti sperano, pregano. È una lotta contro il tempo per salvare quei bambini che sotto le macerie potrebbero essere ancora vivi. I Vigili del fuoco sono arrivati tempestivamente e non hanno smesso un attimo di lavorare, le loro sono storie di eroi. Da quelle macerie, saranno salvate 35 persone. 30 ore di lavoro e coraggio. Alle 4 e 20 del mattino di venerdì 1° novembre, dopo 17 ore dal crollo della scuola, quando tutte le speranze sono perdute, avviene un miracolo.
Sotto le macerie, c’è ancora un bambino da salvare: Angelo. Un miracolo avvenuto prima dell’alba, il bimbo è estratto dalle macerie dopo una sfida lunga una notte. Un nome da predestinato quello di Angelo. La lotta dei vigili del fuoco è disperata. Lui li chiama, gli racconta di sé.
Finita l'emergenza, il dolore e la rabbia attanagliano San Giuliano. Il palazzetto dello sport, è una enorme camera ardente, contiene 29 corpi. Attorno a quell'edificio, è diventato il protagonista solo lo strazio dei parenti delle vittime.
Da quel giorno i rapporti tra abitanti e familiari a san Giuliano saranno radicalmente trasformati.
Nel caso della tragedia di San Giuliano, i soccorsi si rivelano efficientissimi. 350 vigili del fuoco, 200 forestali, decine di uomini della Protezione Civile guidati da Guido Bertolaso, Carabinieri , Poliziotti e 500 volontari che non si sono mai fermati.
Per San Giuliano si scatena una vera e propria gara di solidarietà.
Alla popolazione del paese arrivano presto anche aiuti economici da tutta Italia.
Ma a San Giuliano, naturalmente arriva il momento delle polemiche e degli interrogativi. La scuola "Francesco Jovine" è come un buco nero al centro del paese e negli animi della sua gente.
Perché quella scuola è crollata?
O meglio: perché, in tutta San Giuliano, è crollata solo la scuola “Francesco Jovine"?
Su questa anomalia, da subito, sono in molti ad avere dei dubbi. La Procura della Repubblica di Larino di Campobasso, apre immediatamente un’inchiesta e dispone il sequestro di tutti i documenti, che raccontano la storia della scuola, una scuola costruita negli anni 50, rimaneggiata nel corso dei decenni e da poco ristrutturata.
Nel 1999, la giunta comunale ha incaricato l’ingegner La Serra, di redigere un progetto per rendere indipendenti tra loro la scuola materna, l’elementare e la media, e creare nuovi spazi. Il progetto prevede il prolungamento e il primo piano dell’edificio. Per realizzare questa sopraelevazione, vengono demoliti il tetto e il sottotetto; i lavori sono stati ultimati il 26 aprile 2002.
Dopo il crollo della scuola, l’Amministrazione Comunale di San Giuliano viene investita dalle polemiche. Molti ritengono che la responsabilità del disastro vada cercata tra chi ha autorizzato i lavori di sopraelevazione della scuola e chi li ha eseguiti come il Sindaco. Ma il Sindaco, Antonio Borrelli, anche padre di una bambina rimasta uccisa sotto le macerie, respinge le accuse, si difende dicendo che non sono gli ultimi lavori ad aver causato il crollo.
IL “Comitato delle vittime di San Giuliano di Puglia" è però determinato a fare chiarezza, sulle responsabilità dell'anomalo cedimento dell' edificio scolastico.
Dopo tre anni di indagini. Il processo di I grado si è appunto aperto lo scorso venerdì 3 marzo. Ma chi sono gli imputati? E soprattutto, quali sono, esattamente, le accuse?
Il 17 ottobre 2005, la Procura di Larino rinvia a giudizio Giuseppe La Serra, ingegnere progettista, Giuseppe Uliano, imprenditore edile, Carmine Abiuso, imprenditore edile, Giovanni Martino, imprenditore edile, Mario Marinaro, tecnico comunale di San Giuliano, Antonio Borrelli, sindaco di San Giuliano di Puglia. I reati per i quali sono stati rinviati a giudizio sono: il crollo colposo, l’omicidio plurimo aggravato, e poi il falso ideologico. Non c’è un progetto, non c’è una prova sui materiali, non c’è una prova statica. Subito dopo il crollo della scuola, l’ingegner Giuseppe La Serra, colui che ha redatto il progetto di sopraelevazione della scuola e che, 45 giorni prima della tragedia, ha certificato l’agibilità e la staticità dei locali. La Serra si difende e dichiara di aver eseguito le verifiche nella norma. Purtroppo però nella norma prevista per le zone non sismiche.
San Giuliano è, incredibilmente, un comune non dichiarato sismico.
Nicola Magrone, il Procuratore della Repubblica di Larino di Campobasso
sostiene che quei bambini, compresa la figlia del sindaco, in quella scuola, quel giorno, non dovevano esserci. Il collaudo dunque non è stato eseguito correttamente.
Se davvero la tragedia di San Giuliano può essere servita a qualcosa, è un impegno collettivo affinché tutte le scuole d’Italia siano sicure. Secondo l’Anagrafe Italiana dell’Edilizia Scolastica, in Italia ci sono 42.000 edifici scolastici dove ogni giorno vivono e lavorano 9 milioni di persone, tra studenti, insegnanti e personale a vario titolo. Ma tutte queste scuole sono a norma oppure no?
Se non ci fosse stata la scossa di terremoto alla "Francesco Iovine" oggi, si terrebbero tranquillamente le lezioni. Numerosissimi istituti scolastici, di ogni ordine e grado, del nostro paese, soprattutto in zone a rischio sismico, sono fuori norma. In Italia, l’edilizia scolastica è regolata dalla legge quadro numero 23 del 1996. Secondo questa legge, la messa a norma e la sicurezza delle scuole dipende dai comuni e dalle province. Metà degli edifici scolastici non hanno la certificazione di agibilità e statica e igienico-sanitaria e oltre il 60% quella di prevenzione incendi.
Dopo la tragedia di San Giuliano, è stato aggiornato l’elenco dei comuni a rischio di terremoto. Sono dunque situate in zone a rischio sismico quasi 20.000 scuole, di queste, 3000 si trovano in zone ad alto rischio sismico.
È stato attivato un piano di circa 8 mila miliardi di lire per rendere sicuri gli edifici presenti in zona sismica.
Ma che cosa può fare un genitore per conoscere lo stato di salute della scuola, frequentata dai propri figli?
Le certificazioni le dovrebbe tenere l’ente proprietario però il preside ha il diritto, se non il dovere a volte, di richiederle. La scuola dunque potrebbe fornire questo tipo di informazioni.
Il processo per il crollo della scuola di San Giuliano è appena iniziato, le responsbiltà vanno accertate e saranno gli inquirenti a decidere.
Ma i fatti dimostrano che quel 31 ottobre, solo la scuola Francesco Jovine è crollata: forse la morte di 27 bambini della maestra e i 35 feriti, si potevano evitare.
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Video
• S. Giuliano: il terremoto
Alle 11 e 32 del 31 ottobre 2002, la terra trema, in Molise. A San Giuliano, uno dei comuni della regione, crolla un unico edificio: la scuola. Sotto le macerie rimarranno intrappolati 56 bamini , 4 maestre e 2 bidelle. I soccorsi lavoreranno infaticabilmente: è una lotta contro il tempo. Il tragico bilancio finale delle vittime è di 27 bambini e una maestra.
• Il dolore
Lo strazio dei parenti delle vittime.
• Il miracolo
Quando tutte le speranze dei soccorritori sono finite, avviene il miracolo. Il piccolo Angelo è ancora vivo e chiama da sotto le macerie. Alle 4 e 20, del I novembre viene estratto ancora vivo, sarà l'ultimo superstite.
• Il messaggio del Papa e i funerali
Il messaggio di cordoglio del Papa e i funerali dei 27 bambini e della maestra. Parla la madre di Luigi, uno dei bambini morti nel crollo della scuola di San Giuliano. Le scuole devono essere sicure, implora la madre di Luigi.
• L'inchiesta
Dopo tre anni di indagini, il 17 ottobre 2005 il Giudice per le Udienze Preliminari ha rinviato a giudizio 6 dei 9 indagati. Il processo di I grado si è aperto lo scorso 3 marzo. Ma chi sono gli imputati? E quali sono esattamente le accuse?
• Gli interrogativi sulla ristrutturazione della scuola
Perchè il 31 ottobre a San Giuliano, per il terremoto, crolla solo la scuola "Francesco Jovine"? La scuola era stata ristrutturata da poco e ci sono molti dubbi sul suo collaudo. Ma il sindaco, che ha perso su figlia nella tragedia, si difende.
• Il piccolo Pompeo, una testimonianza
Pompeo e' stato estratto dalle macerie vivo, ma ora è sulla sedie a rotelle. Nonostante questo è ancora pieno di speranze, progetti, sogni. Pompeo è un esempio di coraggio e di voglia di vivere.
• Gli angeli di San Giuliano - puntata integrale
Il 31 ottobre del 2002, a causa di un terremoto, crolla una scuola. Siamo a San Giuliano in Molise, sotto le macerie rimangono intrappolati 56 bambini, 6 maestre e 2 bidelli. Il tragico bilancio finale sara' di 28 vittime.
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Parole chiave
Scuola , Terremoto
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La scuola crollò per un sisma nel 2002, causando la morte di 27 bambini e di una maestra
Per l'accusa, gravi inadempienze nella costruzione. Dura la reazione dei genitori
San Giuliano, assolti tutti gli imputati
"Li avete uccisi due volte. Vergognatevi"
Le macerie della scuola
LARINO - Tutti assolti, perché "il fatto non sussiste". Con queste parole il giudice monocratico Laura D'Arcangelo del Tribunale di Larino ha assolto tutti e sei gli imputati per il crollo della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia (Campobasso) che il 31 ottobre 2002 causò la morte di 27 bambini e di un'insegnante.
Per quella tragedia la pubblica accusa aveva chiesto condanne fra i dieci e i cinque anni di reclusione per due tecnici, tre imprenditori e il sindaco di San Giuliano di Puglia, Antonio Borrelli, che nel crollo perse una figlia. Tutti erano accusati di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime e disastro colposo. Per i due tecnici c'era anche il concorso in falso ideologico.
Secondo l'accusa "la morte dei bambini sotto le macerie - ha spiegato il pm Nicola Magrone nella sua requisitoria - è stata causata dalle cattive condizioni in cui si trovava la scuola già prima del sisma, dato che ci sarebbero state numerose violazioni di norme nella sua costruzione".
La "causa" del crollo della scuola era da attribuirsi quindi alla sua gracilità strutturale ed il terremoto è stato solo l' "occasione" in cui la struttura è crollata. Già prima del terremoto, "era al limite del collasso" e "tra l'altro i muri sarebbero stati eretti violando leggi fondamentali, non sarebbero stati fatti rafforzamenti delle fondazioni e nessuno se ne sarebbe accorto perché sono mancati calcoli e collaudi". Ne sarebbe prova il fatto che il sisma colpì l'intera zona ma nessuna casa crollò: venne giù solo la 'Jovine' che quindi sarebbe crollata "per conto suo"
Ma a vincere è stata la difesa, che chiedeva l'assoluzione per tutti gli imputati: "La scuola ha resistito alle scosse della notte precedente di cui una di magnitudo 3,5 - ha detto l'avvocato Agostino De Caroche - che è stato sicuramente più forte del solo sussulto verticale del terremoto di magnitudo 5,9 che si è verificato il giorno dopo. Ebbene, la notte precedente la scuola non è caduta, non ha avuto lesioni". "Non aveva crepe, non aveva sofferenze, per cui - ha aggiunto l'avvocato - abbiamo la certezza che è stato il terremoto avvenuto in mattinata a farla cadere."
Al processo c'erano anche i genitori dei bambini morti nel crollo della scuola. Le mamme indossavano collane, tutte uguali, cui erano appese medagliette con le immagini dei volti dei loro figli. Immediata la loro reazione dopo la lettura della sentenza, che è stata accolta da proteste, con urla e insulti. E' stata anche lanciata una sedia. Alcuni parenti delle vittime hanno inveito contro gli imputati, venendo quasi alle mani. La situazione è stata tenuta sotto controllo dai carabinieri. "Ce li avete uccisi due volte. Due volte - ha gridato la madre di una delle piccole vittime - Vergognatevi. Qui c'è gente che ha perso il suo unico figlio o ne ha persi due".
"E' stata legalizzata l'illegalità", ha commentato il presidente del Comitato vittime della scuola di San Giuliano di Puglia, Antonio Morelli. "Con questa sentenza - ha aggiunto - a San Giuliano nessuno si potrà meravigliare se si costruisce in difformità alle leggi. Agiremo di conseguenza. Questo è il rispetto che hanno per quei bambini morti. Porci e corrotti. Oggi abbiamo capito che in Italia regna l'ingiustizia".
La sentenza ha scosso anche il pm. "Sono molto, molto triste - ha dichiarato - Sono convinto che questi bambini li hanno uccisi le persone ma continua in Italia una lunghissima storia in cui tutto quello che accade è dovuto alla natura e gli uomini sono tutti santi".
(13 luglio 2007)
San Giuliano: assolti gli imputati
per il crollo della della scuola elementare
Erano accusati di falso ideologico e omicidio colposo per la tragedia dell'ottobre del 2002 dopo una scossa di terremoto
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CAMPOBASSO - Sono stati tutti assolti i sei imputati per il crollo della scuola Francesco Iovine di San Giuliano di Puglia in provincia di Campobasso avvenuto il 31 ottobre 2002 e in cui morirono 27 bambini ed una maestra. L'ex sindaco Antonio Borrelli, il capo dell'ufficio tecnico comunale Mario Marinaro, il progettista della sopraelevazione, Giuseppe La Serra, e i costruttori Giuseppe Uliano, Giovanni Martino e Carmine Abiuso non sono stati ritenuti colpevoli dei reati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni perchè il fatto non sussiste. Al termine della lettura della sentenza del giudice del Tribunale di Larino Laura D’Arcangelo si sono verificate scene di rabbia e di isterismo da parte dei familiari delle vittime. «Ce li avete ammazzati due volte» hanno dichiarato i presenti.
ACCUSE - Nel corso del dibattimento, il pm Nicola Magrone aveva chiesto per tutti gli imputati complessivi 46 anni di detenzione. Nello specifico il pubblico ministero, da sempre convinto delle responsabilità umane nel crollo dell'edificio, aveva chiesto: 10 anni di reclusione per Giuseppe La Serra e Mario Marinaro, 7 anni per il sindaco dell'epoca, Antonio Borrelli e per Giovani Martino e Carmine Abiuso, e 5 anni per Giuseppe Ulinao. Le difese degli imputati hanno sempre sostenuto l'innocenza dei loro assistiti adducendo al responsabilità del crollo della Jovine al terremoto.
13 luglio 2007
Crollo a San Giuliano, tutti assolti
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200707articoli/23660girata.asp
Una foto d'archivio mostra le macerie della scuola di San Giuliano di Puglia (Campobasso) crollata per il sisma del 31 ottobre 2002
Nella tragedia della scuola elementare
morirono 27 bambini ed una maestra
LARINO (CAMPOBASSO)
Assolti perchè il fatto non sussiste. Con queste parole il giudice monocratico Laura D’Arcangelo ha assolto i sei imputati per il crollo della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia (Cb) che il 31 ottobre 2002 causò la morte di 27 bambini ed un’insegnante.
Per quella tragedia erano imputati per omicidio colposo plurimo, disastro colposo, lesioni colpose l’ex sindaco del paese Antonio Borrelli che nel crollo dell’edificio perse una figlia, il progettista della sopraelevazione della scuola ingegner Giuseppe La Serra, il geometra del Comune Mario Marinaro, ed i costruttori Giovanni Martino, Carmine Abiuso e Giuseppe Uliano. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro 90 giorni.
È amaro e duro lo sfogo dei genitori delle vittime che non si aspettavano l’assoluzione per gli imputati: «Ce li avete uccisi due volte. Due volte». Questo il primo grido lanciato da una madre di una delle piccole vittime alla lettura dell’assoluzione degli imputati per il crollo della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia (Campobasso). «Vergogna qui c’è gente che ha perso il suo unico figlio o ne ha persi due». Momenti di tensione che si sono spostati all’esterno dell’Hotel dove la situazione sta lentamente ritornando alla calma.
Diversa è la reazione dell'avvocato Fabio Del Vecchio, difensore dell’ex sindaco di San Giuliano di Puglia, Antonio Borrelli: «È la fine di un assurdo dramma umano». Tra le macerie della "Francesco Iovine", infatti, l'ex sindaco trovò la morte anche la figlia di 9 anni dell’ex amministratore comunale. Proprio questo particolare fa dire al legale: «La posizione di Borrelli era una assurdità intrinseca umana e giuridica. È stato processato per aver provocato la morte della figlia. Finalmente - aggiunge - si è avuta una pronuncia di verità e di giustizia. Una sentenza giusta, secondo il diritto. L’unica sentenza che si poteva fare in base alle risultanze processuali».
13 luglio 2007
Tutti assolti gli imputati per il crollo della scuola di San Giuliano in Molise
Tutti assolti i sei imputati per il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia.
L'ex sindaco Antonio Borrelli, il capo dell'ufficio tecnico comunale Mario Marinaro, il progettista della sopraelevazione, Giuseppe La Serra, e i costruttori Giuseppe Uliano, Giovanni Martino e Carmine Abiuso non sono stati ritenuti colpevoli dei reati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni perchè il fatto non sussiste. Ad emettere la sentenza è stato il giudice monocratico Laura D'Arcangelo.
Una scuola crollata come fosse di cartone: i corpi senza vita di 27 bambini delle elementari e di una maestra recuperati tra le macerie. È racchiusa in questi numeri la tragedia della scuola «Francesco Iovine» di S. Giuliano di Puglia (Campobasso) datata 31 ottobre 2002. Secondo gli esperti, fu proprio sotto l'edificio che il terremoto delle 11,42 scaricò la massima potenza (nono grado scala Mercalli), complice la particolare conformazione geologica del terreno. Il plesso scolastico, costruito negli anni cinquanta, più volte riammodernato e ampliato, non era conforme alla normativa antisismica. Infatti, la zonizzazione nazionale, approntata dalla Protezione civile nel 2001 (che includeva S. Giuliano di Puglia tra le aree più a rischio) all'epoca del crollo non era ancora entrata in vigore. Fatalità, negligenza, carenze progettuali o di esecuzione, responsabilità politica? Nel processo che si è aperto a Larino il 13 gennaio 2006, sono comparsi davanti al giudice D'Arcangelo sei persone, accusate di concorso in omicidio colposo plurimo, disastro colposo, lesioni e omesso collaudo (solo per il Sindaco): Giuseppe La Serra, 54 anni, progettista dell'ultima sopralevazione, completata poche settimane prima della riapertura dell'anno scolastico 2002-2003; Antonio Borrelli, 45 anni, all'epoca Sindaco del Comune e padre di una delle vittime del crollo; Mario Marinaro, 44 anni, tecnico comunale, Giuseppe Uliano, 78 anni, Giovanni Martino, 54 anni e Carmine Abiuso, di 48 anni, titolari delle imprese edile che hanno effettuato i vari lavori di ampliamento dell'edificio. Per loro il procuratore Nicola Magrone aveva chiesto, complessivamente, 46 anni di reclusione, di cui 10 anni per La Serra e 7 anni per l'ex Sindaco Borrelli
LA STORIA SIAMO NOI
GLI ANGELI DI SAN GIULIANO
http://www.raitre.rai.it/R3_popup_articolofoglia/0,6844,182%5E5032,00.html
di Caterina Stagno e Silvia Tortora
Lunedì 20 marzo 2006 alle 23.40
Giovedì 31 ottobre 2002. Un terremoto dell’ottavo grado della scala Mercalli si abbatte sul Molise. Crolla la scuola elementare di San Giuliano di Puglia: Guido Bertolaso, capo dipartimento della Protezione Civile, “immediatamente tutti noi pensammo che quello che era accaduto non poteva essere imputato a causa naturale, a un fenomeno sismico” “I fatti dicono che era una scuola abusiva – sostiene Antonio Morelli, papà di Morena, 6 anni - ti devi attenere alle regole che dicono che si doveva collaudare. Avremmo salvato 27 bambini e una maestra” Antonio Borrelli, Sindaco di San Giuliano di Puglia, papà di Antonella, anche lei tra le vittime:“Questa è una opinione che non rispetto. Io credo che ci sia una grossa distanza tra questa versione e la realtà dei fatti.”
“Dopo il terremoto sto nella sedia a rotelle. Ai ragazzi della mia età dico - dobbiamo aiutare tutti, costruire bene e non mollare mai”. A parlare, in esclusiva per “La Storia Siamo Noi” è il piccolo Pompeo, superstite del tragico terremoto di San Giuliano. Il primo tragico terremoto di questo secolo.
Giovedì 31 ottobre 2002 , ore 11.32 del mattino. Un terremoto dell’ottavo grado della scala Mercalli si abbatte sul Molise. Ma l’unico edificio che crolla sotto il peso del proprio tetto è una scuola elementare, la Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia.
Giovanni Minoli ripercorre attraverso le testimonianze dei genitori delle giovani vittime, del sindaco di San giuliano Antonio Borrelli, indagato insieme ad altre 5 persone, per le responsabilità del crollo, del capo dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso, tutte le fasi di quella tragedia che rimane tuttora un caso giudiziario aperto, con l’apertura del processo, tra polemiche ed interrogativi: perchè quella scuola è crollata? O meglio, perchè in tutta San Giuliano, è crollata solo la scuola Francesco Jovine?
Guido Bertolaso, capo dipartimento della Protezione Civile, “immediatamente tutti noi pensammo che quello che era accaduto non poteva essere imputato a causa naturale, quindi, a un fenomeno sismico”. “I fatti dicono che quella scuola era una scuola abusiva.- sostiene Antonio Morelli, Presidente del Comitato Vittime di San Giuliano di Puglia e papà di Morena, 6 anni - Si poteva evitare? Secondo me si doveva e si poteva evitare perchè su una struttura pubblica come una scuola ti devi attenere a quello che sono il rispetto delle regole che dicono che si doveva collaudare quell’opera. Avremmo salvato 27 bambini e una maestra”.
Antonio Borrelli, Sindaco di San Giuliano di Puglia, all’epoca del crollo e padre della piccola Antonella, anche essa morta tra le macerie: “Se ci sta qualcuno che vuole dimostrare che la scuola sia caduta per i lavori di sopraelevazione autorizzati dalla mia giunta, questa è una opinione che non rispetto. Io credo che ci sia una grossa distanza tra questa versione e la realtà dei fatti.”
Nel 1999 la giunta comunale di San Giuliano ha incaricato l’ingegnere Giuseppe La Serra di redigere un progetto per creare nuovi spazi e sopraelevare due aule dell’edificio. Ma la Procura accusa il sindaco e gli altri imputati di non aver fatto i lavori in regola, senza alcuna certificazione di legge. Antonio Borrelli “La procura e tutti gli altri organi inquirenti richiedono una infinità di documenti ma non ce li ho. Al termine dei lavori ci sta un certificato di regolare esecuzione che sostituisce a tutti gli effetti il certificato di collaudo. Un certificato di agibilità, abitabilità e idoneità all’uso della struttura. Sono sufficienti, non sono sufficienti? Questo e’ quanto dovranno stabilire gli organi inquirenti”
Nicola Magrone, Procuratore della Repubblica di Larino “In mancanza di un certificato di collaudo della scuola ai tecnici avevano fatto trovare una specie di surrogato, una dichiarazioncina che diceva è tutto a posto, per superare il vuoto che c’era prima del collaudo. E’ importante, perchè questo depone per una consapevolezza di una mancanza talmente forte che davvero fa sorgere qualche dubbio sulla natura colposa”.
E la verità, la parola definitiva spetta ai tribunali e a quei giudici che hanno il difficile compito di dare una risposta ai genitori di quei 27 bambini morti sotto le macerie. Ma chi sono gli imputati? Rinviati a giudizio, insieme al sindaco Antonio Borrelli, Giuseppe La Serra, ingegnere progettista degli ultimi lavori all’edificio scolastico, Giuseppe Uliano imprenditore edile, Carmine Abiuso imprenditore edile, Giovanni Martino imprenditore edile, Mario Marinaro tecnico comunale di San Giuliano.
Quali sono esattamente le accuse? Crollo colposo, omicidio plurimo aggravato e falso ideologico. Ma come può, una scuola da poco ristrutturata crollare rovinosamente? Nicola Magrone “La storia di questa scuola non è particolarmente inedita rispetto alle cose italiane. Tutto avviene in modo “alluvionale”: scuole e strutture pubbliche vanno avanti per iniziative contingenti, c’è una giunta che vuole migliorare un ‘ala, c’è un'altra giunta che vuole migliorare il tetto, e ognuno racconta alla cronaca del piccolo paese una traccia del suo passaggio”. Bertolaso “raccontare la tragedia del nostro Paese è fondamentale perchè nessuna società civile può pensare di avere un futuro se non conserva memoria di quello che ha fatto nel bene e nel male”. Ma la tragedia di San Giuliano può essere servita a qualcosa? E qual’è oggi la situazione dell’edilizia scolastica in Italia?
Adriana Bizzarri, responsabile scuola Cittadinanzattiva: “Una scuola su 10 dal nostro punto di vista è veramente poco sicura; metà degli edifici scolastici, non hanno la certificazione di agibilità statica e igienico sanitaria e oltre il 60%, quella di prevenzione incendi. Sono situate a rischio sismico quasi 20.000 scuole, di queste 3.000 si trovano in zone ad alto rischio sismico” .
Mario Di Costanzo, dirigente Ministero Istruzione: “Dopo i tristissimi fatti di San Giuliano è la sensibilità verso il problema della sicurezza nelle scuole. E’ stato attivato un piano straordinario di circa 8.000 miliardi di lire, per la messa in sicurezza nelle zone a rischio sismico”.
Che cosa può fare un genitore per conoscere lo stato di salute della scuola frequentata dai propri figli? Mario Di Costanzo, dirigente Ministero Istruzione: “Se io fossi un capo d’istituto le affiggerei all’albo e addirittura le metterei nel piano di offerta formativa in modo che i genitori prima di iscrivere i figli vedono quali sono le caratteristiche dell’immobile scolastico”.
S. Giuliano, al via il processo
di REDAZIONE (redazione@vita.it)
13/01/2006
Si e' aperto stamani, con la verifica della costituzione delle parti, presso il Tribunale di Larino, il processo per il crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia (Campobasso) che, a causa del terremoto dell'ottobre 2002 in Molise, uccise 27 bambini e la loro insegnante. Sei le persone rinviate a giudizio in ottobre con l'accusa di omicidio colposo, concorso in falso ideologico, disastro colposo, lesioni colpose: si tratta fra gli altri dell'ex sindaco di San Giuliano, Antonio Borrelli - che nel crollo perse la figlia - e del titolare di un'impresa appaltatrice di lavori compiuti nella scuola, Giuseppe Uliano. Nel terremoto che il 31 ottobre di tre anni fa colpi' la zona, crollo' solo la scuola 'Jovine' di San Giuliano che secondo l'accusa era al limite del collasso gia' prima del terremoto. In base alle indagini compiute dal procuratore della Repubblica di Larino, Nicola Magrone, e' emerso fra l'altro che una sopraelevazione dell'edificio fu realizzata violando ''i principi di sicurezza e del buon costruire''.
In tutto hanno perso la vita 29 persone
Recuperato dalle macerie anche l'ultimo corpicino
La tragedia di San Giuliano
26 i bimbi morti nella scuola
Salvate 35 persone, 61 i feriti
Tremila gli sfollati, allestita la tendopoli
SAN GIULIANO DI PUGLIA - E' finita. Se n'è andata anche l'ultima speranza per i bambini di San Giuliano, che nella scuola Francesco Iovine di San Giuliano di Puglia, si è accesa e si è spenta in pochi minuti alle 11 e 30, a 24 ore esatte dalla scossa che ha buttato giù l'edificio uccidendo 26 bambini e una maestra. Si trattava di una voce che parlava di un piccolo trovato ancora in vita. Poi si è saputo che, sì, un bambino era stato tirato fuori, ma, se aveva dato segni di vita, questi erano durati pochi minuti. Da lì, in poi, altri due morticini recuperati, infine l'ultimo, liberato dalle macerie nel primo pomeriggio. E il bilancio è diventato definitivo.
Eccolo, nella sintesi fredda delle cifre. Nella scuola, al momento del terremoto, c'erano 62 persone: 56 bambini, 4 insegnanti e 2 bidelle. I piccoli morti sono 26, con loro ha perso la vita la maestra Carmela Ciniglio, 40 anni, sposata, un figlio di 17. I soccorritori hanno salvato 30 scolaretti e 5 adulti. Il conto torna e bisogna aggiungerci due altre vittime nel crollo di un'altra abitazione. Il terremoto che ha colpito il Molise, dal punto di vista delle perdite umane, è tutto qui, tutto concentrato nei 29 morti di San Giuliano di Puglia. Domenica ci saranno i funerali e sarà una cosa straziante, con tutte quelle bare bianche, con una classe intera, quella del 1996, quella dei piccini di prima elementare spazzata via dal crollo..
I dati diffusi dalla Prefettura di Campobasso aggiungono che dei 61 feriti, prevalentemente politraumatizzati, 39 sono stati ricoverati nell'ospedale di Larino, 22 in quello di Termoli.
Due dei sopravvissuti, un bambino e una bambina, sono stati trasferiti nella notte a Roma e ricoverati nell'ospedale Bambin Gesù. In un primo momento erano stati portati all'ospedale di Termini Imerese, dove era stato loro diagnosticato uno schiacciamento e possibili lesioni interne. Secondo il bollettino medico diffuso in matinata, le loro condizioni sarebbero "stabili, pur nella gravità della situazione".
Notizie preoccupanti arrivano anche dal Policlinico di Bari. Due bambini, ricoverati nel reparto rianimazione, sarebbero in gravi condizioni. Uno è stato sottoposto ad intervento chirurgico ed ora è sotto ventilazione artificiale; per l'altro invece si parla ancora di "condizioni instabili". Per entrambi la prognosi è riservata.
E la notte scorsa per tutto il paese è stata terribile: molti hanno dormito in macchina, altrettanti non hanno dormito affatto, impauriti anche da un'ennesima scossa, all'1,40, di 2,9 gradi della scala Richter. Gli uomini della Protezione civile hanno distribuito acqua e pasti caldi a chi, fuori della scuola Francesco Iovine, piangeva e sperava.
E i vigili del fuoco hanno penato per ore, prima di riuscire a liberare Angelo, nove anni, intrappolato sotto un cumulo di macerie in quella che era la sua classe. Poi, finalmente, alle quattro, ce l'hanno fatta: il bambino è stato tirato fuori vivo e, fra gli applausi della disperazione, trasportato in ospedale. Dopo aver trascorso 15 ore accanto a una sua piccola compagna, ormai senza vita.
Il paese intero piange le piccole vittime, allineate nel palazzetto dello sport, con l'elenco dei morti appesi al muro. Proprio qui, vista l'inagibilità della chiesa, si terranno i funerali.
Ora la polemica investe la scuola, ristrutturata un anno fa. L'edificio originario era degli anni Sessanta, ma la parte crollata sarebbe proprio quella di più recente costruzione: i solai ed il tetto, rinforzati in cemento, si sarebbero abbattuti sulle strutture più leggere, fatte di foratini.
I danni sono ingenti, oltre che a San Giuliano, anche nei comuni limitrofi di Montelungo, Collotorto, Santa Croce di Magliano, Larino e Bonefro. Crolli anche in provincia di Foggia ed, in particolare, nel comune di Casalnuovo Monte Rotaro, senza però danni a persone.
Sono già tremila le tende montate dalla Protezione civile per accogliere i senzatetto in dieci aree di altrettanti comuni colpiti. Al lavoro anche 900 volontari che aiuteranno a distribuire i quattromila pasti caldi preparati per il pranzo. Sono quattro le cucine da campo allestite e 192 i mezzi impegnati nell'opera di soccorso.
Intanto il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha avuto un lungo colloquio telefonico con il sindaco di San Giuliano di Puglia, Antonio Borrelli, al quale ha espresso solidarietà ma anche cordoglio: nel crollo della scuola di San Giuliano ha perso la vita anche la figlia del sindaco.
Ed è stata annullata la visita in Molise del ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu. Il ministro è in contatto con la Protezione civile e i vigili del fuoco, ma avrebbe deciso di non recarsi in Molise per non intralciare il lavoro dei soccorritori.
(1 novembre 2002)
"Sono stato perseguitato. Nemmeno mio figlio piccolo è stato risparmiato". L'ex sindaco di San Giuliano parla davanti al giudice di Larino. Chiesta la sua assoluzione
Di Redazione (del 29/06/2007 @ 20:54:22, in Cronaca, linkato 269 volte)
LARINO _ "Chiedo l'assoluzione di tutti gli imputati perchè il fatto non sussiste e per Antonio Borrelli per non aver commesso il fatto. La richiesta gliela faccio in nome di quel diritto naturale che risponde alle leggi di natura che qui è stato stravolto, in nome del diritto positivo che risponde alle leggi degli uomini che in questo processo sono state contestate a Borrelli in maniera assurda ed illogica, glielo chiedo in nome della verità storica, io glielo chiedo in nome della Giustizia". Il penalista Fabio Del Vecchio, con veemenza, ha chiesto al giudice del Tribunale di Larino Laura D'Arcangelo di prosciogliere con formula piena l'ex sindaco di San Giuliano di Puglia che nel crollo di quella maledetta "Jovine" ha perso la piccola Antonella. L'altro figlio è scampato miracolosamente alla morte.
Nelle sue conclusioni Del Vecchio non ha risparmiato qualche attacco alla pubblica accusa che avrebbe stravolto la ricostruzione di alcuni episodi che oggi Del Vecchio ha dato una lettura chiarificatrice. In merito al mancato collaudo dell'edificio, il certificato di regolare esecuzione può sostituirlo ed in ogni caso l'allora sindaco non ne era a conoscenza dell'assenza di tale collaudo ed, in ogni caso, non rientrava nelle sue funzioni.
Per quanto concerne una lettera di protesta scritta da alcune mamme ed indirizzata al Comune prima del crollo, questa non era riferita al mancato collaudo della scuola ma ad alcuni muretti.
Manca, per Del Vecchio, il nesso di causalità tra sopraelevazione e crollo. Il terremoto, in quel punto, hanno ribadito sia Del Vecchio che l'avvocato Giuseppe Ruta, è stato devastante.
"Borrelli era lì quel mattino, insieme ai Vigili del Fuoco a levare le macerie per salvare tutti i bambini che poteva salvare, non solo i figli _ ha proseguito il penalista Del Vecchio _, Antonio Borrelli, dopo la tragedia, ha continuato a lavorare per la sua comunità ed è stato incriminato altre due volte dalla Procura di Larino. Ha dovuto subire altri due procedimenti da cui ne è uscito assolto. Ben ventuno giudici hanno valutato la sua posizione e lo hanno ritenuto estraneo ai fatti contestati: abuso d'ufficio e concussione per i rimborsi spese pagati agli ex amministratori durante i viaggi di rappresentanza e per l'assunzione di alcuni giovani a tempo determinato durante il periodo d'emergenza post-sisma".
La responsabilità sulla mancata divulgazione di quella gazzetta sullo studio sismico dei comuni molisani non è del Comune di San Giuliano di Puglia. Il sindaco, come organo politico, non doveva intervenire in un settore tecnico di cui non aveva alcuna cognizione e la stessa normativa, la Bassanini esclude l'intervento dei politici". L'avvocato di Campobasso Giuseppe Ruta, difensore anch'egli di Borrelli, ha parlato così nella sua requisitoria.
"Non si riesce ancora a dare una spiegazione alla partecipazione di Borrelli a questo processo _ ha proseguito Ruta _ visto che gli altri amministratori sono stati prosciolti. Siamo nel cuore di una vicenda tecnica di cui Borrelli non ha alcuna competenza. Tra l'altro gli importi dei lavori sulla Jovine sono al di sotto della soglia di quelli previsti dalle normative per la nomina di un collaudatore tecnico per cui non si capiscono le responsabilità di Borrelli in questo processo".
Non ha potuto evitare la commozione l'ex Sindaco di San Giuliano di Puglia Antonio Borrelli oggi durante le conclusioni dell'avvocato Fabio Del Vecchio, suo difensore di fiducia. L'ex amministratore, medico del 118 Molise, a conclusione dell'udienza durante la quale ha preferito restare in silenzio, si è alzato in piedi ed ha chiesto di parlare al giudice Laura D'Arcangelo che gli ha accordato la facoltà di intervenire. Borrelli ha chiesto la possibilità di parlare perchè voleva chiarire al Pubblico Ministero il perchè non si è presentato in Procura a Larino dopo la tragedia per rendere testimonianza.
"Mi sono sentito perseguitato da questa Procura _ ha detto Borrelli _ che mi ha incriminato altre due volte. Sono stato minacciato da qualcuno dei familiari delle vittime di San Giuliano, lo sono stati anche gli avvocati, mio figlio piccolo. La denuncia di tre anni fa è ancora ferma. In questo clima si è svolto questo processo ed io ho perso la fiducia che avevo prima. Non riesco a capire perchè sono in questo processo ancora oggi dopo 4 anni. Se sarò condannato, qualcuno mi dovrà spiegare il perchè".
La moglie di Borrelli, Carmela Ferrante conferma gli insulti rivolti in più occasioni non solo al marito ed alla sua persona ma anche all'altro figlio piccolo.
Dalle macerie transennate del plesso scolastico Francesco Iovine affiorano ancora alcuni oggetti dei 26 piccoli «angeli» scomparsi quel giorno maledetto: zainetti, quaderni, astucci, matite. Venerdì 17 ottobre, è in corso l’incidente probatorio. La madre di un bambino chiede a un carabiniere di entrare per cercare un disegno di suo figlio scomparso nel crollo. Ma il carabiniere scuote la testa, non si può. A un anno dal terremoto del 31 ottobre San Giuliano di Puglia è un paese ancora ghermito dal dolore. Eppure c’è chi non si fa scrupolo di strumentalizzare questi drammi per disporre di una piccola comunità di 1.138 anime come di una vetrina in cui esibire le proprie demiurgiche vanità. Questo qualcuno è Silvio Berlusconi. Berlusconi intuisce subito la straordinaria opportunità pubblicitaria che le rovine del piccolo paesino molisano gli offrono e decide caparbiamente di utilizzare la tragedia di San Giuliano a fini propagandistici. L’obiettivo è ricostruire a tempo record un paese gioiello da sfoggiare in tv. Un ritorno alle origini, al Berlusconi palazzinaro e con il vantaggio che stavolta avere le licenze sarà una passeggiata. Per raggiungere questo scopo decide di controllare tutto in prima persona attraverso i suoi uomini. Il metodo che segue è il solito: un cesarismo aziendalista che rovescia la prassi seguita in occasione della ricostruzione di Umbria e Marche dove si era partiti da una legge e poi da un successivo coordinamento tra Province e Comuni. E dove tutto è andato nel migliore dei modi. In Molise invece Berlusconi scavalca il Parlamento e ricorre alle ordinanze, affidando pieni poteri al capo della Protezione civile Guido Bertolaso, il quale per la prima volta nella storia della Repubblica viene nominato Commissario per l’emergenza al posto del rappresentante di un organo politico regionale.
Per Berlusconi è necessario impedire che la ricostruzione la facciano gli amministratori dei Comuni del cratere che sono tutti di centrosinistra. Quello di Berlusconi appare subito un decisionismo di comodo che riposa sulla scaltra consapevolezza che il terremoto di San Giuliano rispetto a quello di Umbria e Marche è un terremoto di non devastante potenza, con meno di 2.000 senzacasa contro i 22 mila della sola Umbria e con un’unica insopportabile tragedia, quella della Jovine. Per cui concentrare tutte le attenzioni su San Giuliano può voler dire arrivare laddove si trovano ora quelle 27 giovani vite: nel cuore di tutti gli italiani. Allora, per accelerare le operazioni separa la ricostruzione di San Giuliano di Puglia da quella degli altri paesi danneggiati, dimenticandosi persino di inserire nel primo decreto legge i paesi pugliesi colpiti dal sisma, sottraendo San Giuliano ai normali iter urbanistici e lasciando invece agli altri Comuni l’obbligo di sottoporre le varianti all’approvazione della Regione. Arrivando al punto di ritardare per ben 56 giorni l’apertura del villaggio dei senza casa di Bonefro, perché come dice il sindaco Luigi Santoianni «si doveva evitare che fosse installato prima di quello di San Giuliano». Tanto è vero che inaugurato il 23 dicembre il primo insediamento di baracche a San Giuliano, il 26 dicembre, guarda caso, dalla Protezione civile arriva il via libera. L’unico piccolo ostacolo nella trionfale cavalcata di Berlusconi poteva essere il sindaco Antonio Borrelli, un medico «comunista» di 41 anni che ha perso una figlia nel crollo della Jovine. Borrelli è dei Ds e guida una coalizione di centrosinistra.
Ma si tratta di un ostacolo di cui Berlusconi si libera con irrisoria facilità. Da una parte Borrelli è un uomo ripiegato su se stesso e che sente salire come un gas venefico il rancore dei suoi concittadini che vedono in lui l’autorità che non ha fatto nulla per impedire che la sopraelevazione della scuola fosse fatta come è stata fatta. Dall’altra il sindaco si mostra incerto in diverse occasioni. Se nella sistemazione della gente nelle baracche si registra ancora qualche ritardo, dopo un anno i lavori non sono ultimati, è stato per un errore di pianificazione del sindaco che ha ordinato prima 146 unità abitative e poi, accortosi dell’errore, altre 120. Queste incertezze aumentano nel sindaco l’insicurezza e lo inducono a consegnarsi allo staff del premier. Raggiunge spessissimo Roma per incontrare Bertolaso. Berlusconi gli dà persino il numero del suo cellulare dicendogli «può chiamarmi quando vuole». Berlusconi vuole potersi vantare non solo di aver ricostruito San Giuliano in un men che non si dica (ammesso che ci riesca) ma che soprattutto lo ha fatto convincendo della sua buona fede anche un riluttante comunista, riluttante come tutti quei comunisti che ancora si ostinano a considerarlo il male assoluto. L’unica divergenza che c’è tra il sindaco e Berlusconi è che il primo dice che per ricostruire San Giuliano ci vorranno quattro anni mentre il premier vuole chiudere tutto in due anni. Guarda caso prima delle elezioni del 2006.
L’ordinanza che segna il passaggio dalla fase di emergenza a quella della ricostruzione viene emanata il 19 aprile. È la n.3279 e prepara le basi della ricostruzione. Già con questa ordinanza la tanto sbandierata autonomia del Comune di San Giuliano viene coartata sotto il potere del presidente forzista della Regione Molise, la cui approvazione è necessaria per varare il Piano di ricostruzione. La Regione a sua volta si serve come ente attuatore del provveditorato alle Opere pubbliche, diretta emanazione del governo. Il testo dice «può avvalersi del Provveditore», ma quel «può» nella psicologia del fido Iorio è subito diventato un «deve». Inoltre la 3279 stabilisce che gli appalti possono essere attribuiti a trattativa privata. La legge Merloni all’art.24 consente in effetti dopo eventi di «natura calamitosa» tale possibilità, ma devono esserci «motivi di imperiosa urgenza», che sono tipici di una fase emergenziale e non ricostruttiva. Da che è dettata questa «imperiosa urgenza», dal desiderio della gente di tornare a casa o dalle elezioni del 2006? Un primo risultato di questa scelta comunque si è visto quando i cittadini di San Giuliano hanno notato le macchine di un’impresa di proprietà di un ex consigliere regionale del Polo e futuro candidato sindaco del centrodestra a Campobasso, eseguire i sondaggi necessari alle operazioni di microzonazione. Così come, a sentire lo stesso sindaco Borrelli, vicini a Forza Italia sono il provveditore Rinaldi, appositamente nominato dopo il terremoto e il direttore del villaggio, l’ingegnere Carlo Strassill. La microzonazione di San Giuliano costa un miliardo, una cifra enorme, dicono gli addetti ai lavori. Questa situazione generale preoccupa il dirigente della Regione Molise Di Crezia al punto da spingerlo a rifiutarsi di apporre la sua firma ai documenti relativi alla ricostruzione.
Lascerà firmare il solo Iorio. Certe preoccupazioni nascono anche perché a San Giuliano non si bada a spese. Per favorire la ricostruzione si sono abbattute almeno 15 case che potevano essere recuperate. Le 266 baracche, che Berlusconi chiama chalet, sono costate 36 milioni di euro: 900 euro al metro quadro. Il 12 novembre 2002 il Comune di San Giuliano protocolla un’offerta di case in legno prefabbricate, presentata dall’imprenditore molisano Antonio Miele, per euro 440 al metro quadro più iva. L’offerta è scartata dalla Protezione civile. «Sindaco Borrelli», chiediamo «c’è il rischio che a San Giuliano si possa creare un qualche comitato d’affari?». E il sindaco: «Certo che c’è il rischio».
Ma il culmine della strategia berlusconiana è un documento ancora riservato che possiamo rivelare ai lettori di Diario. Da questo documento si evince come Berlusconi, dopo la fase di emergenza, controllerà anche la ricostruzione di San Giuliano attraverso il provveditorato regionale alle Opere pubbliche. Arrivando a decidere tutte le opere pubbliche e una buona parte di quelle private. E gli appalti saranno affidati ancora con trattativa privata. Tutto esattamente come si era proposto e senza la minima opposizione. Perché apponendo la sua firma su questo documento il sindaco si è ormai consegnato mani e piedi al premier. Il documento è un Protocollo d’Intesa firmato il 22 settembre dal presidente della Regione Molise Michele Iorio, dal provveditore regionale alle Opere pubbliche Claudio Rinaldi e dal sindaco. Contiene l’elenco dettagliato di ciò che farà il provveditorato, alias Silvio Berlusconi: il provveditore «procederà alla redazione dei progetti preliminari, definitivi ed esecutivi (…) all’affidamento dei lavori (…) alla stipula dei contratti (…) alla nomina del responsabile dei procedimenti, della direzione e contabilità dei lavori (…) alla nomina delle Commissioni di collaudo tecnico-amministrativo». In sostanza il piano di ricostruzione lo farà il provveditorato. Tuttavia durante la stesura del documento il sindaco accortosi che lo stanno mettendo nel sacco punta i piedi. Che cosa ottiene? La seguente precisazione: «Tutti gli atti progettuali e le nomine definite devono essere ratificate con atto di Giunta». Secondo lo Zingarelli ratificare vuol dire: «Confermare, riconoscere come stabilito». Ovvero il Comune assisterà alla stesura del piano di ricostruzione e poi lo avvallerà come un qualunque notaio. E pensare che l’ordinanza 3279 di Berlusconi affidava il piano di ricostruzione al sindaco! Ma per la verità il sindaco una cosa l’ha fatta: ha scelto l’urbanista che disegnerà la nuova San Giuliano. Chi è? Lo apprendiamo da un altro atto ancora riservato, l’ordinanza sindacale n.248 del 17 maggio.
UNA COINCIDENZA? Il responsabile della pianificazione territoriale e urbanistica sarà l’architetto Giancarlo Ragazzi, l’architetto che ha progettato Milano Due, l’architetto privato di Berlusconi. Il quale cambierà i connotati di San Giuliano: al posto della scuola un parco, al posto del corso una piazza quadrata con i portici (mai visti portici a San Giuliano dal 600 a.C.), al posto delle uniche tre case rimaste in piedi nell’ex corso un belvedere e poi un museo polifunzionale, una scuola ipertecnologica, strade più larghe e infine un Municipio di 3.500 metri quadrati quando il precedente era di 150. Insomma il solito gigantismo sensazionalista di Berlusconi. Il quale in compenso per il secondo anno consecutivo non ha stanziato un solo euro in Finanziaria e al sindaco Borrelli che chiede «Presidente ma i 400 milioni di euro per San Giuliano dove li prende?» risponde: «non si preoccupi, sindaco». A preoccuparsi però sono i cittadini. Sanno che Berlusconi è un tipo che preferisce le inaugurazioni alle manutenzioni e sanno che le finanze del Comune non consentiranno neanche di accendere i termosifoni in tutte le stanze del nuovo Municipio. E temono, un giorno o l’altro, di trovare scritto all’ingresso del paese: Benvenuti a San Silvio di Puglia.
CROLLO JOVINE, IL PM CHIEDE 10 ANNI PER PROGETTISTI
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Larino. Dieci anni ai progettisti dell'ala sopraelevata della scuola elementare "Jovine" di San Giuliano di Puglia: questa la richiesta del Procuratore capo Nicola Magrone che ha concluso la fase dibattamentale del processo per omicidio colposo plurimo e disastro colposo con una requisitoria durata sette ore. Un'analisi a 360 gradi di quello che è accaduto quel 31 ottobre 2002 quando il terremoto ha buttato giù la scuola, e solo quella, uccidendo 27 bambini e una maestra.
Il pm, che nei giorni scorsi ha ultimato lo studio di centinaia di verbali e testimonianze, ha chiesto dieci anni di reclusione per Giuseppe Laserra, progettista dell'ala sopraelevata della scuola e direttore dei lavori e per Mario Marinaro, geometra del Comune; sette anni per il sindaco dell'epoca Antonio Borrelli e per i titolari delle imprese edili che eseguirono i lavori di sopraelevazione della scuola Giovanni Martino e Carmine Abiuso; cinque anni per un altro imprenditore edile, Giuseppe Uliano. Magrone, ricordando le testimonianze del processo e le verità emerse, ha sottolineato come la scuola fosse assolutamente insicura, carente, mai collaudata e con i calcoli sul cemento armato effettuati in maniera superficiale.
«Questo non e' un processo al terremoto, ma per il crollo della scuola Jovine - ha detto il procuratore di Larino durante la requisitoria. - Nel crollo della scuola elementare, a San Giuliano di Puglia nell'ottobre 2002, morirono 27 bambini e una maestra.
'Quando si parla di contributi, per ottenerli si utilizzano i bambini - ha proseguito ancora - quando dobbiamo discutere di responsabilita' si addita il terremoto, e questo e' un gioco perverso». La requisitoria è stata molto toccante: Magrone ha anche portato in aula la descrizione del ritrovamento dei corpi dei Vigili del Fuoco, un documento che ha suscitato le lacrime dei genitori dei bambini. La prossima udienza è fissata per venerdì prossimo, 11 maggio: in quell'occasione le parti civili faranno le loro richieste.
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Cronache
La scuola di San Giuliano “Esempio dell’Italia peggiore”
Il Procuratore Magrone, al termine del processo per la morte dei 27 scolari e delle maestra della Jovine, ha chiesto di condannare quelli che secondo lui sono i responsabili di quella tragedia. Nell’ampliamento dell’edificio non venne rispettata nessuna delle norme previste: anche senza il terremoto, quella era una scuola che non poteva essere frequentata. La prossima settimana sarà la volta degli avvocati.
Quattro anni e mezzo dopo il lutto, le lacrime, lo strazio e l’incredulità per quello che avvenne a San Giuliano di Puglia nel giorno del terremoto dell’ottobre 2002, sono arrivate le parole – terribili nella loro logica linearità – del pm Magrone: «La scuola di San Giuliano è il massimo esempio dell’Italia peggiore». Quell’Italia abituata a calpestare il rispetto delle regole più per incuria che per malvagità, a mettere sempre in secondo piano i propri doveri rispetto ai propri interessi, a considerare ininfluenti i diritti degli altri, compreso il diritto di 28 bambini e di una maestra di andare a lezione in una scuola sicura. Il processo per il crollo della scuola “Jovine” è dunque arrivato ai suoi momenti cruciali, dopo un anno e mezzo di dibattimento, di testimonianze, di perizie spesso indecifrabili. Venerdì 4 maggio il procuratore capo di Larino, Nicola Magrone, ha fatto la sua requisitoria che ha rappresentato la prima sintesi di quella vicenda e di questo processo, giungendo infine a proporre ai Tribunale condanne severe per i sei imputati a loro modo accusati dal magistrato di aver fatto parte – a vario titolo, con diversi gradi di responsabilità e di consapevolezza – di quell’Italia peggiore: dieci anni di reclusione per Giuseppe Laserra (progettista della sopraelevazione della scuola) e per Mario Marinaro (tecnico del Comune di San Giuliano); sette anni di reclusione per l’ex sindaco del paese Antonio Borrelli, e per i costruttori Giovanni Martino e Carmine Abiuso; cinque anni per Giuseppe Uliano, piccolo imprenditore edile che prese in subappalto la realizzazione della sopraelevazione. Richieste di condanna “pesanti” a cui nelle prossime udienze replicheranno gli avvocati difensori, prima della decisiva sintesi del giudice Laura D’Arcangelo la cui sentenza rappresenterà – in ogni caso – una decisione importantissima non solo per chi sotto la “Jovine” ha perso un figlio, un fratello, un amico, ma anche per l’Italia intera spesso funestata da tragedie che spesso rimangono senza colpevoli.
Il modo forse più semplice, ma insieme più chiaro per spiegare quale tipo di logica abbia spinto il pm Magrone a formulare quelle richieste di condanna risiede nel suo modo di definire il processo: «Che non è il processo per il terremoto, ma il processo per il crollo della scuola». Perché se è vero che il sisma del 31 ottobre 2002 fu l’evento scatenante della tragedia, è anche vero – secondo il Procuratore di Larino – che se le norme fossero state rispettate quando si decise di sopraelevare l’istituto scolastico, quella scossa da sola non sarebbe bastata a far crollare l’edificio, e prova ne sia che nel resto del paese ci furono crolli e danni anche gravi a case e palazzine, ma nessun edificio implose come la scuola, fino a polverizzarsi: «La Jovine non era in grado di sopportare le sollecitazioni verticali del terremoto, più o meno intense che fossero». E non lo era, stando all’atto d’accusa, perché quella scuola era stata ampliata qualche tempo prima in mancanza di un progetto degno di tal nome, in mancanza dei calcoli necessari, in mancanza dei collaudi. Tutte cose previste e rese obbligatorie da «norme e leggi che parlano chiaro, inequivocabili, che se fossero state rispettate...». E proprio il loro mancato rispetto – così come il mancato adeguamento alla riclassificazione sismica del 1998 – sono la vera causa, più ancora del terremoto, dell’implosione della scuola, e quindi della morte di 27 bambini e della maestra.
Bambini e maestra di cui il Procuratore ha ripetuto il nome e il cognome prima del suo atto d’accusa finale, atto d’accusa che per Magrone, come egli stesso ha riferito, potrebbe anche essere l’ultimo della sua carriera di magistrato: «Le cose fin qui dette sono di una gravità assoluta, e quasi mi sono stancato di ripeterle in questi anni, di esporle, di discutere di norme rimaste inattuate, di studiare come si costruiscono le case, perché nessuna delle norme citate è stata anche solo evocata per la costruzione della scuola Jovine. Io che sto dalla parte militante della magistratura, capisco tutto, anche il dramma del sindaco Borrelli che ha perso la sua bambina nel crollo, ma quella bambina, il suo essere un valore assoluto, non è lui stesso. E anche per questo io (...) al termine di questo processo non sono legittimato a perdonare nessuno».
tratto da primonumero.it
Corte di Cassazione – Sentenza n. 6894/2007
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di Studio Legale Law
Cassazione – Sezione sesta penale (cc) – sentenza 30 gennaio-19 febbraio 2007, n. 6894 Presidente Sansone – Relatore Ambrosini Pg Consolo – ricorrente Pm in proc. Borrelli ed altri
Svolgimento del processo
Il Gup del Tribunale di Larino con sentenza 25 maggio 2005 dichiarava non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato nei confronti di Borrelli Antonio Mario, Serrecchia Antonio, Pilla Matteo, Di Cera Massimo Filippo e Ceresetto Anna, tutti imputati del reato di cui all’articolo 323 Cp avendo, il primo in qualità di Sindaco del Comune di S. Giuliano di Puglia e gli altri in qualità di assessori, assunto un numero di persone superiore a quanto stabilito dall’ordinanza della Presidenza del Consiglio del 29 novembre 2002 che prevedeva primi interventi urgenti destinati a fronteggiare i danni conseguenti a gravi eventi sismici. Il Pilla, inoltre, dello stesso reato per non essersi astenuto nella seduta nella quale veniva deliberato un provvedimento relativo alla moglie, Ianiri Elisabetta.
La sentenza esclude che l’atto addebitato agli imputati sia teso oggettivamente al conseguimento di attività del tutto illecite e ravvisa in esso il carattere extra ordinem che lo legittima in caso di situazioni di urgente necessità (nel caso di specie anteriormente all’ordinanza della Presidenza del Consiglio).
Ritiene che dagli atti non è ravvisabile alcun elemento da cui desumersi una qualsivoglia volontà di volere arrecare pregiudizio alle casse della Protezione civile o di avere indirizzato i comportamenti all’indebito favoritismo dei beneficiari nella assunzione di personale tecnico in eccedenza rispetto al limite prescritto.
Per quanto attiene al reato contestato al solo Pilla, la sentenza rileva che al momento della delibera iniziale l’imputato si era allontanato dalla sala consiliare e non aveva partecipato alla deliberazione, che riguardava comunque tutto il periodo di emergenza, così da essere superflua la delibera sulla proroga (cui aveva invece partecipato).
Ricorre il Pm presso il Tribunale di Larino denunciando la scelta arbitraria della giunta comunale di San Giuliano che andava oltre l’interesse pubblico. Per quanto concerne il Pilla rilevava che, se la sua assenza al momento della delibera di applicazione della moglie al Comune era accertata, tale assenza non si era verificata al momento della delibera della proroga dell’applicazione.
Motivi della decisione
1. Per quanto concerne l’imputazione sub a), relativa a tutti gli imputati, la sentenza impugnata bene evidenzia come non sia ravvisabile nella loro condotta il requisito della “doppia ingiustizia” ritenuto indispensabile per la sussistenza del reato di cui all’articolo 323 Cp.
Come rileva la sentenza impugnata, la giunta comunale di San Giuliano di Puglia agì sulla base di una situazione di emergenza dovuta a eventi sismici già prima della ordinanza della Presidenza del Consiglio. Il mancato adeguamento a questo atto, peraltro limitato a due assunzioni, non si configura come finalizzato a favorire taluno o a danneggiare le casse della Protezione civile, così che non è ravvisabile una condotta “indebita”, quanto meno sotto il profilo soggettivo.
Di tale situazione la sentenza impugnata dà ampia motivazione, che non appare viziata sotto il profilo logico e appare conforme ai principi interpretativi propri di questa Corte nella materia. Né può essere sindacata la scelta degli amministratori comunali sotto il profilo della arbitrarietà – come pretende il ricorrente – poiché in ogni caso il preteso “arbitrio” si pone nell’ambito della tutela dell’interesse pubblico in una situazione di obiettiva emergenza. Il superamento dei limiti formali, in un caso come quello in esame, può essere censurato sotto il profilo della correttezza amministrativa, ma non travalica nell’illecito penale.
2. Quanto all’imputazione sub b), relativa al solo Pilla, la sentenza impugnata evidenzia l’insussistenza del dolo in capo all’imputato, essendo la delibera di proroga dell’applicazione della moglie un atto non necessario, essendo essa conseguente alla prima delibera comunale che si riferiva a tutto il periodo di emergenza (ancora in atto al momento della delibera di proroga).
Tanto è sufficiente per escludere che il Pilla dovesse astenersi dal partecipare a questa delibera che nulla innovava rispetto a quanto in precedenza deciso con la sua astensione dalla riunione dell’organo comunale.
3. In questo quadro il ricorso deve essere rigettato.
PQM
Rigetta il ricorso.
Antonio Morelli
Presidente dell'Associazione Genitori di San Giuliano
che fin dall'inizio ha cercato di monitorare le iniziative di solidarieta' per San Giuliano, contattando i promotori e chiedendo ammontare della raccolta e relativo destinatario. Adriano Ritucci , ex presidente.
Associazione e Comune di S.Giuliano sono stati i maggiori destinatari.
Alcuni italo-americani dettero soldi ad personam, 26 assegni dati brevi manu.
Il Comitato dei genitori ha monitorato, grazie alla collaborazione de l'Eco della stampa, i principali quotidiani usciti dal novembre 2002 al giugno 2003. Ne sono emersi circa 150 nomi. I 35 soggetti, pubblici e privati, che dichiarano di aver raccolto in tutto 44 milioni di euro, sono i destinatari della solidarietà (una ventina), più altri 15 promotori di sottoscrizioni presi dall'elenco dei 150 e scelti tra quelli che avevano risposto con precisione alle domande del Comitato. È evidente che si tratta di un'indagine assolutamente parziale, ma probabilmente indicativa, da cui emerge un dato chiarissimo: tanti, tantissimi quattrini raccolti per il Molise si trovano ancora lontani dalla regione, depositati chissà dove.
Il Comitato ha avuto circa un miliardo di vecchie lire, fondi di cittadini italiani, enti, associazioni. Il comitato ha rilasciato sempre ricevute e fatto un fondo cassa perché questi soldi serviranno per dare giustizia ai figli di San Giuliano, e dovrebbero servire anche fare solidarietà, per le vittime di Beslan, vogliamo fare adozioni a distanza per il terremoto nel sud est asiatico. E poi rimborso spese per gli avvocati che tutelano le famiglie delle vittime a titolo gratuito. Non è stata intrapresa alcuna iniziativa a scopo personale.
La decisione di chiedere a Vita di fare questa inchiesta fu dovuta al fatto che purtroppo in Italia c'è chi si arrichisce anche sulle tragedie e sulla solidarietà. Vogliono trasparenza anche sulla ricostruzione che partirà nella prossima primavera. Bisogna stare con gli occhi aperti.
Bisognava pubblicare le spese ogni 20 giorni e prendere decisioni collegiali.

http://www.dipteris.unige.it/geofisica/ITA/didattica/did_difesa.html
Si è aperto oggi il processo per il crollo della scuola, tre anni fa
SAN GIULIANO DI PUGLIA.
